La colestasi intraepatica familiare progressiva (PFIC) è un gruppo eterogeneo di rare malattie epatiche autosomiche recessive dell’infanzia, caratterizzate da mutazioni nei geni che codificano per proteine coinvolte nel sistema di trasporto epatocellulare.1
La bassa incidenza della PFIC rende complesso ottenere dati epidemiologici affidabili; tuttavia, la prevalenza stimata è generalmente compresa tra 1 caso ogni 50.000 e 1 ogni 100.000 individui.2,3
I sintomi tendono a manifestarsi in età neonatale o entro i 3 mesi di vita, e comprendono più frequentemente ittero e prurito, con prurito severo riportato nel 76- 80% dei pazienti, anche se esiste una notevole variabilità da persona a persona.4-6 Indipendentemente dal sottotipo di PFIC, il percorso legato a questa malattia rara può risultare estremamente impegnativo per i pazienti e le loro famiglie. Il prurito colestatico è riportato come sintomo principale da quasi tutti i pazienti al momento della diagnosi (in una percentuale compresa tra l’11% e il 100%) ed è ancora presente al follow-up nella maggior parte dei casi (dal 76% al 100%).2
Questo sintomo debilitante comporta spesso una riduzione significativa della qualità di vita correlata alla salute (HRQoL).7
Inoltre, può causare grave deprivazione del sonno ed estrema stanchezza, con conseguente affaticamento, depressione e riduzione del rendimento scolastico.1,7
Ma la PFIC è molto di più che un prurito insopportabile.
Oltre al grattamento continuo, il prurito colestatico provoca lesioni cutanee, mutilazioni, emorragie, cicatrici e una significativa riduzione della qualità di vita.2
A lungo termine, i pazienti affetti da PFIC manifestano frequentemente ritardo della crescita, con altezza e peso significativamente inferiori rispetto ai valori attesi per la loro età.2,8
La malnutrizione e i deficit di crescita sono comuni e possono essere correlati al ridotto assorbimento dei grassi e delle vitamine liposolubili, dovuto alla diminuzione della concentrazione di acidi biliari all’interno del tratto gastrointestinale.9,10
La PFIC ha un impatto significativo anche sulla HRQoL dei caregiver, nonché sulla produttività lavorativa e sulle attività quotidiane.
Il PICTURE study è uno studio osservazionale, multicentrico e trasversale, condotto in otto Paesi, tra maggio 2020 e febbraio 2021, che ha coinvolto 130 pazienti con PFIC e 94 caregiver, con l’obiettivo di valutare l’impatto della PFIC sulla qualità di vita, la produttività lavorativa e il benessere psicofisico dei familiari.11
La maggior parte dei partecipanti era costituita da madri di età compresa tra 30 e 49 anni, quindi adulte in piena età lavorativa, e quasi tutte avevano almeno un livello di istruzione pari alla scuola superiore (82%).
Nel PICTURE study, quasi tutti i caregiver (91%) hanno riferito di provare un certo grado di soddisfazione nell’occuparsi del proprio bambino affetto da PFIC; tuttavia, la quasi totalità ha anche riportato problemi di salute mentale (73%) e fisica (64%) legati all’attività di assistenza, oltre a difficoltà relazionali con il figlio (95%).11
Nonostante l’82% dei caregiver dichiarasse di poter contare su un supporto generale per le attività di assistenza quando necessario, lo stesso 82% ha riferito un’alterazione delle relazioni personali più strette, in particolare con il proprio partner (50%).11
Tutti i caregiver hanno riportato difficoltà nello svolgimento delle normali attività quotidiane, con un livello medio di compromissione pari al 49%; inoltre, quasi tutti (86%) hanno riferito problemi di sonno riconducibili al carico assistenziale.11
Sebbene la maggioranza dei caregiver risultasse occupata in qualche forma lavorativa (73%), solo un terzo aveva un impiego a tempo pieno (36%; 55% includendo i lavoratori autonomi).
Tra i caregiver occupati, la metà ha riferito di aver perso in media 13 giornate lavorative negli ultimi 3 mesi e di aver rinunciato, complessivamente, a circa 2,8 anni di carriera lavorativa.11
L’assenteismo e il presenteismo (inteso come ridotta produttività lavorativa pur in presenza sul posto di lavoro) risultavano elevati: la maggior parte dei caregiver occupati (73%) ha riferito limitazioni nella scelta e nella progressione della propria carriera lavorativa.
Considerando l’esordio precoce, la natura severa e la morbilità che accompagna la PFIC lungo l’intero arco della vita, le esigenze assistenziali di questi pazienti sono inevitabilmente elevate e continuative. Di questi e di molti altri aspetti legati alla PFIC si è discusso il 17 ottobre scorso durante un confronto tra esperti sulla piattaforma Hepacity, realizzato con il supporto non condizionante di Ipsen.
All’interno della piattaforma è possibile entrare in contatto con i massimi esperti italiani di questa patologia, condividere esperienze cliniche e porre domande per approfondire la gestione e l’assistenza dei pazienti affetti da PFIC.
Altri contenuti disponibili sulla piattaforma Hepacity
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