A Milano si è svolto il primo appuntamento di Nextbeat, il percorso formativo organizzato da SDA Bocconi School of Management con il patrocinio di FADOI e la sponsorizzazione non condizionante di Bayer, dedicato alla gestione dello scompenso cardiaco. Al centro dell’iniziativa, la costruzione di modelli assistenziali integrati e sostenibili, capaci di migliorare la presa in carico del paziente e la continuità tra ospedale e territorio.
Lo scompenso cardiaco rappresenta oggi una delle principali sfide di sanità pubblica nei Paesi industrializzati, per elevata prevalenza, impatto sulla mortalità e significativo assorbimento di risorse. L’invecchiamento della popolazione e il miglioramento delle cure acute hanno inoltre aumentato il numero di pazienti cronici che sono spesso complessi e presentano multimorbidità. Da queste premesse nasce Nextbeat, corso di formazione manageriale che integra clinica, management sanitario e organizzazione dei percorsi di cura.
Come ha spiegato Francesco Dentali, Professore Associato di Medicina Interna all’Università dell’Insubria, Direttore della SC Medicina Generale di Varese e Presidente Fondazione FADOI, il progetto risponde alla necessità di mettere insieme tutti gli attori coinvolti nella gestione dello scompenso cardiaco: cardiologi, internisti e medici di medicina generale. In una patologia ad altissima frequenza, serve una regia comune per migliorare il collegamento tra ospedale e territorio, ridurre le ospedalizzazioni e razionalizzare le prestazioni erogate.
A questa prospettiva clinica si affianca quella manageriale illustrata dal Professor Fabio Amatucci, Affiliate Professor of Business Government Relations presso SDA Bocconi School of Management e Research Fellow CERGAS Bocconi. Il valore di Nextbeat sta nell’integrazione tra razionalità clinica e strumenti operativo-gestionali: non solo definire percorsi diagnostico-terapeutici innovativi, ma anche misurare la distanza tra percorso previsto ed erogato effettivo, individuare priorità di intervento e costruire un modello sostenibile, duraturo e scalabile.
Il tema della presa in carico è stato affrontato anche attraverso le logiche di Population Health Management, portate nell’esperienza di ATS Insubria dal Dottor Salvatore Gioia, Direttore Generale dell’ATS. Il lavoro descritto ha previsto il coinvolgimento multidisciplinare di competenze organizzative, epidemiologiche, operative e cliniche, con l’identificazione di tre livelli di pazienti scompensati, dei professionisti responsabili e di pacchetti minimi di prestazioni appropriate. L’obiettivo è passare a una medicina di iniziativa, capace di intercettare meglio i pazienti e garantire controlli adeguati.
Il quadro è stato ampliato dal Professor Francesco Longo, Associate Professor for Public and Health Care Management presso l’Università Bocconi e Direttore dell’Osservatorio OASI del CERGAS, che ha richiamato le principali criticità del Servizio sanitario nazionale: risorse limitate, priorità non sempre esplicite, variabilità ingiustificate, domanda superiore alla capacità produttiva e scarsa aderenza alle terapie. In questo scenario, la remotizzazione dei servizi e la digitalizzazione possono diventare leve per rendere la presa in carico dei pazienti cronici più prossima, mirata e governabile attraverso i dati.
Sul piano clinico, il Professor Dentali ha richiamato l’attenzione sullo scompenso cardiaco a frazione di eiezione preservata, in cui fattori come diabete, infiammazione e obesità assumono un peso crescente. La criticità principale resta la diagnosi tardiva, spesso al momento dell’ospedalizzazione: servono quindi algoritmi diagnostici più chiari e una medicina di iniziativa capace di segnalare precocemente i pazienti.
Il trattamento dello scompenso cardiaco è stato approfondito dalla Dottoressa Francesca Ceriani, cardiologa presso ASST Sette Laghi, che ha ricordato il ruolo dei quattro pilastri terapeutici (beta-bloccanti, ARNI, gliflozine e antagonisti del recettore dell’aldosterone) e l’importanza di introdurli il più precocemente possibile. L’arrivo di nuove opzioni farmacologiche, ha aggiunto, impone un nuovo mindset: non guardare solo al cuore, ma al sistema cuore-rene-metabolismo, personalizzando la terapia e riconoscendo per tempo le “red flag”.
La gestione del paziente recidivante è stata affrontata dal Dottor Flavio Tangianu, Responsabile della S.S. Medicina Alta Intensità presso ASST Sette Laghi, che ha indicato tra gli elementi critici precedenti riacutizzazioni, funzione renale, comorbidità e fase post-dimissione. Spesso, ha spiegato, il paziente lascia l’ospedale ancora parzialmente congesto: per questo sono cruciali presa in carico precoce, aderenza terapeutica, self-care e comunicazione con la medicina generale.
La dimissione, ha sottolineato la Dottoressa Battistina Castiglioni, Direttrice del Dipartimento cardio-toracico-vascolare presso ASST Sette Laghi, non deve essere considerata la fine del ricovero, ma l’inizio della presa in carico. I primi 30 giorni sono una fase vulnerabile per mortalità, morbidità e riospedalizzazione; per questo il follow-up deve essere personalizzato sulla base della stratificazione del rischio, delle comorbidità, del decorso ospedaliero e degli obiettivi attesi per il singolo paziente.
Nel rapporto ospedale-territorio si inserisce anche il ruolo della Casa di Comunità, affrontato dal Dottor Andrea Lorenzo Vecchi, cardiologo presso ASST Lariana. La risorsa più importante, ha spiegato, è il capitale umano, in particolare gli infermieri di famiglia e comunità, capaci di intercettare al domicilio segnali precoci di instabilità. Per funzionare, però, il modello richiede un collegamento stabile con lo specialista e con l’intera rete di ospedale, ambulatori, pronto soccorso, cure palliative e assistenza sociale.
A completare il quadro, il Dottor Andrea Montagnani, Presidente Nazionale FADOI, ha richiamato il ruolo centrale della medicina interna, soprattutto nei pazienti complessi e con comorbidità. La medicina interna è un’interfaccia naturale con la medicina generale e deve sviluppare, accanto alle competenze cliniche, anche competenze organizzative e gestionali. FADOI è impegnata nella formazione, nello sviluppo della rete ambulatoriale dello scompenso e nella misurazione del cambiamento attraverso processi e indicatori.
Il primo appuntamento di Nextbeat ha quindi confermato la necessità di leggere lo scompenso cardiaco come un percorso di cura integrato, nel quale diagnosi, terapia, dimissione, follow-up e gestione territoriale devono essere collegati da responsabilità condivise e strumenti organizzativi misurabili. In questa prospettiva, lo sviluppo di Percorsi Diagnostico-Terapeutico Assistenziali condivisi, fondati su una doppia razionalità clinica e gestionale-operativa, rappresenta uno strumento chiave per migliorare gli esiti, ridurre le ospedalizzazioni evitabili e ottimizzare le risorse disponibili.
Il valore del progetto sta proprio nella possibilità di trasformare il confronto tra professionisti in un metodo condiviso di lavoro, capace di collegare diagnosi, terapia, follow-up e organizzazione dei servizi intorno ai bisogni del paziente con scompenso cardiaco.
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